DOPO IL COVID CRESCE IL REDDITO DEL TUO EX MARITO? PUOI CHIEDERE AUMENTO DELL'ASSEGNO DIVORZILE

Decisivo, nel contenzioso tra moglie e marito è il passaggio in appello: lì, difatti, viene riconosciuto il diritto della donna a percepire un assegno divorzile da 800 euro al mese, cioè 200 euro in più rispetto a quanto stabilito in Tribunale. Impossibile, invece, arrivare alla cifra richiesta dalla moglie, ossia 1.600 euro.
Per i giudici di secondo grado non ci sono dubbi, innanzitutto, sul diritto della donna a percepire l’assegno divorzile.
Chiuso questo fronte, quindi, resta aperto quello economico, anch’esso terreno di scontro tra i due oramai ex coniugi.
Per i giudici d’appello va tenuto presente, nell’ottica della quantificazione dell’assegno, che «la donna si è dedicata, durante la lunga convivenza matrimoniale, al lavoro domestico e alla crescita ed accudimento del figlio, cosa che ha comportato un significativo risparmio di spese al nucleo familiare. Quanto al contributo da lei fornito alla formazione del patrimonio comune, risulta provato che ella non ha però contribuito in via diretta – se non nei termini di cura dei figli e del risparmio di spesa derivante dall’apporto alla vita domestica – alla formazione del patrimonio immobiliare e mobiliare familiare».
Ad arricchire il quadro, però, due ulteriori dettaglio, secondo i giudici d’appello: «l’entità del significativo contributo fornito dalla donna alla conduzione della vita familiare», «le condizioni economico-reddituali» dei due ex coniugi e «la misura concreta del divario esistente tra le parti, considerato che i redditi documentati dall’uomo per gli anni 2021-2022, sebbene diminuiti rispetto al momento della separazione a causa della crisi economica dovuta alla diffusione del Covid-19, del tutto plausibilmente, con la fine del periodo pandemico» sono destinati ad «attestarsi nuovamente attestati ben oltre i 2.200 euro dichiarati per il 2021».
Da non trascurare, poi, aggiungono ancora i giudici d’appello, che «l’uomo abita la casa di proprietà e non è più onerato del mantenimento del figlio, mentre, dal suo canto, la donna paga un canone di locazione di 500 euro mensili e trae dall’attività di sarta un reddito mensile di circa 100 euro ed ha recentemente venduto al fratello la sua quota, cioè metà, della proprietà di un appartamento, al prezzo di 47.000 euro». E «tale ultimo introito può garantirle nel medio e nel lungo periodo la sostenibilità del pagamento di un canone di locazione e dei connessi oneri», perciò «risulta congruo e idoneo a soddisfare le finalità compensative tipiche dell’assegno divorzile l’importo di 800 euro mensili da porsi a carico dell’uomo».
Inutili le obiezioni sollevate in Cassazione dall'uomo, il quale, volente o nolente, dovrà versare all’ex moglie 800 euro al mese come assegno divorzile.
Inutile, in particolare, la sottolineatura, da parte dell’uomo, della contrazione subita a livello reddituale, passando da 2.200 euro al mese a 1.500 euro al mese, a causa della pandemia.
Indiscutibili i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile in favore della donna, i magistrati di Cassazione condividono le valutazioni compiute in appello, valutazioni che hanno portato ad aumentare la cifra, rispetto a quanto stabilito in Tribunale, valutazioni che hanno valorizzato «l’entità del significativo contributo fornito dalla donna alla conduzione della vita familiare» e «le rispettive condizioni economico-reddituali delle parti e della misura concreta del divario esistente tra loro».
Ragionando in questa ottica, anche per i magistrati di Cassazione, «quantunque il reddito dell’uomo abbia subito una diminuzione a causa dell’emergenza Covid, è presumibile che, al termine del periodo pandemico, aumenteranno le sue entrate».
Logico, quindi, vagliando la condizione economica dell’uomo con riguardo alla situazione economica esistente nell’anno 2021, catalogare «la contrazione dei redditi dovuta alla pandemia, che quindi ha avuto riflessi negativi nell’anno preso in considerazione» come «un fenomeno temporaneo» ed «esprimere una prognosi futura di un ulteriore incremento» dei redditi dell’uomo.
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